Linea 03Porto di PalermoIn preparazione
Panormos Tutto passa. Tutto arriva.
Un’installazione site specific dedicata al viaggio delle cose. Un grande volume approda sulla banchina come una merce misteriosa. Poi si apre.
Foto provvisoria Perché il porto
Prima ancora che una città, Palermo è stata un approdo
Il porto occupa nella geografia di Manufacto una posizione strategica.
I Greci chiamarono Palermo Panormos, «tutto porto», riconoscendo nella sua conformazione naturale una vocazione che avrebbe attraversato i secoli.
Fenici, Cartaginesi, Romani, mercanti arabi, amalfitani, genovesi e veneziani hanno fatto delle sue banchine un luogo nel quale il Mediterraneo diventava commercio e il commercio produceva cultura.
Una nave all’orizzonte
L’arrivo di qualcosa che prima non c’era
Merci, certo. Ma anche forme, colori, tecniche, parole, utensili, ricette, misure.
Perché insieme alle cose viaggiano sempre le conoscenze necessarie a produrle.
La storia del Mediterraneo è anche la storia di questa continua migrazione del saper fare.
È questa Palermo che Manufacto vuole evocare: una città costruita anche da ciò che arrivava dal mare.
Prima del container
Ogni viaggio aveva una forma
Le banchine erano un paesaggio irregolare e vitale di casse di legno, bauli, botti, sacchi, gabbie, corde, carrucole, sigle, timbri e nomi di città lontane.
Ogni involucro proteggeva qualcosa e dichiarava contemporaneamente da dove veniva e dove stava andando.
Alessandria. Tunisi. Marsiglia. Genova. Napoli. Beirut. Palermo.
L’installazione
Una piccola architettura nomade contemporanea
Manufacto porta al porto un’installazione site specific dedicata al viaggio delle cose.
Un grande volume approda sulla banchina come una merce misteriosa. È chiuso, segnato dal viaggio, coperto di nomi, coordinate, rotte e destinazioni.
Le pareti si dispiegano, il contenitore diventa spazio, le superfici diventano piani, ripari, sedute, supporti.
Poi si apre.
Quando si apre
Dentro appare la manifattura siciliana contemporanea
Materiali, campioni, oggetti e storie prendono posto nell’architettura.
Il contenitore diventa esso stesso una metafora del porto: riceve e restituisce, contiene e mette in circolo.
Quella sensazione che per secoli deve avere accompagnato l’arrivo di una nave: qualcuno sta portando qualcosa da un altro pezzo di mondo.
Non vogliamo ricostruire un porto antico. Vogliamo recuperare la sua energia.
Un’architettura che viaggia
Il festival finisce. Il viaggio continua.
Alla fine di Manufacto l’architettura si richiude. Tutto torna al proprio posto.
Il volume viene sollevato, caricato e può raggiungere un’altra città, un’altra banchina, un altro Mediterraneo.
Il progetto nasce quindi per essere nomade: Palermo è il suo primo approdo, non necessariamente l’ultimo.
Le cose viaggiano
E con loro viaggiano i saperi
Attraversano il mare, arrivano da qualche parte, incontrano mani che le conoscono o che imparano a conoscerle e diventano qualcos’altro.
È così che per secoli il commercio ha costruito il Mediterraneo. Ed è così che Palermo ha costruito una parte della propria identità.
Le materie viaggiano. Le tecniche viaggiano. Le idee viaggiano.
Il porto come partenza
Una nuova manifattura siciliana incontra il mondo
Il porto diventa il luogo dove Manufacto racconta questa storia guardando avanti.
Non soltanto il punto in cui le cose arrivano, ma quello da cui possono ripartire.
Uno spazio nel quale la manifattura siciliana contemporanea si mostra, incontra altre culture produttive, costruisce relazioni e immagina nuove rotte.
Panormos — Tutto passa. Tutto arriva.
Manufacto parla di una Sicilia che produce, trasforma e mette in circolo conoscenza.
Palermo è il primo approdo.
Il Mediterraneo è la sua geografia.
Progetto successivo
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La selezione della manifattura design oriented